Ghostbusters: Legacy

La recensione di Ghostbusters: Legacy, sequel di Ghostbusters diretto da Jason Reitman, figlio del celebre regista autore dei primi due iconici capitoli. Obbiettivo centrato o flop?

Genere: azione, fantascienza
Anno: 2021
Durata: 2h 4 min
Regia: Jason Reitman
Sceneggiatura: Gil Kenan, Jason Reitman
Fotografia: Eric Steelberg
Scenografie: Francois Audouy
Musiche: Rob Simonsen
Montaggio: Dana E. Glauberman, Nathan Orloff
Casa di produzione: Columbia Pictures, Ghost Corps
Distribuzione: Warner Bros. Entertainment Ita
Paese: Stati Uniti
Cast: McKenna Grace, Finn Wolfhard, Carrie Coon, Paull Rudd

Molti di voi sentiranno l’urgenza di essere subito rassicurati: ma è brutto come il reboot al femminile del 2016? per fortuna no! Quell’avventato e goffo tentativo di ridare linfa a uno dei franchise più amati di sempre è acqua passata. Allora ci saranno riusciti? Sony e Columbia hanno fatto il miracolo? Non esattamente purtroppo. Oggi a condurre il timone di Ghostbusters Legacy è un figlio d’arte, uno che nell’universo degli acchiappa fantasmi c’è proprio nato. Stiamo parlando infatti del regista e cosceneggiatore del film Jason Reitman, figlio dell’originale regista della saga Ivan Reitman. Jason ha respirato Ghostbusters sin da quando era bambino, ma ha costruito una carriera sul cinema indie americano del tutto diversa dai blockbuster (Young Adult e Tully sono due gioielli): non arriva quindi a gestire un grande franchise come tanti suoi colleghi, promosso dalla Marvel di turno per sparire in una macchina più grande di lui. Sa di poterla guidare e sente la responsabilità di doverlo fare. Questa particolarità non può essere ignorata. Allora cos’è andato storto? Cosa non convince in questo nuovo capitolo?

Il film di Jason è pieno di indizi e riferimenti al passato, forse troppi. La legacy, ovvero l’eredità, di cui si parla nel titolo italiano è doppia. È quella dei protagonisti della storia che si trasferiscono nella fatiscente casa ereditata dal nonno nella provincia rurale americana ma è anche quella del regista che porta sulle spalle il peso di una pesante sfida. Reitman ci catapulta in un mondo contemporaneo con forti tinte anni ‘80. Di certo questo lungometraggio è più meditato, segue la continuity della saga e propone un’idea di “omaggio” più affine a quella che si aspetta uno spettatore affezionato allo storico primo capitolo dell’84. Riesce a rinnovare la leggenda degli acchiappa fantasmi trasportandola nel mondo di oggi e creando una forte connessione tra vecchio e nuovo pubblico. É divertente e commovente, pieno di ricordi e azione. Sembra un vero e proprio regalo per il padre Ivan, che pare si sia commosso dopo la prima visione insieme a Jason.

Con un piglio decisamente autoriale riesce inoltre a creare una sorta di ‘’filo di Arianna’’ tra lui e i nuovi protagonisti del film. Paul Rudd è un eccentrico professore e come al solito ci offre un’ottima prova. Ma la vera nota positiva e interessante è il talento della giovane Mckenna Grace che veste i panni di Phoebe, una Spengler rediviva, ironica e sfacciatamente pungente. Un personaggio scritto benissimo che ha una sua personalità ben definita. L’altro protagonista è Trevor, il fratello maggiore interpretato da Finn Wolfhard visto in Stranger Things, serie cult dei nostri tempi che in questo nuovo capitolo della saga è più che citata. Da qui vorrei partire proprio con la critica al Legacy di Reitman. Sarebbe stato impensabile rivivere i fasti e la magia del primo film ma non si può pensare di strutturare un progetto sul fan service più estremo e il ‘’festival’’ del revival anni ottanta. Riesce a gestire bene la difficilissima operazione quando gioca con i propri personaggi, che incarnano il suo percorso creativo, a mano a mano che il film prosegue  però le sue nuove idee perdono di vigore e non fanno altro che genuflettersi al passato. I continui rimandi alle atmosfere dei Goonies dopo una certa si fanno stucchevoli e il bisogno di essere benedetti dai protagonisti della ‘’vecchia saga’’ fa traballare il precario equilibrio che era riuscito a trovare. Le intenzioni ci sono, i risultati a intermittenza anche. Il miracolo non riesce. Il miracolo di convincerci che ci sia un vero futuro per questa saga purtroppo a nostro parere non riesce. Certi cult andrebbero lasciati in pace, andrebbero lasciati decantare nella nostra memoria insieme ai bellissimi ricordi impressi nella nostra mente.

Recensione a cura di Salvatore Amoroso
Articolo pubblicato anche sul sito principale de IlTermopolio
Voto: 5

Link Immagini:

Locandina: MyMovies

Immagine1: Tom’s Hardwer

Immagine2: Variety

Immagine3: go nagai world

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