È stata la mano di Dio

Nelle sale dal 24 novembre distribuito da Lucky Red, È stata la mano di Dio racconta la parte più dolorosa della vita di Paolo Sorrentino. Ecco la nostra recensione sul film che l’Italia ha scelto per rappresentarla agli Oscar.

Genere: drammatico 
Anno: 2021
Durata: 130 min.
Regia: Paolo Sorrentino
Sceneggiatura: Paolo Sorrentino
Fotografia: Daria D’Antonio
Scenografie: Carmine Guarino
Musiche: Paolo Sorrentino
Montaggio: Cristiano Travaglioli
Casa di produzione: The Apartment, Fremantle
Distribuzione: Netflix, Lucky Red
Paese: Italia
Cast: Filippo Scotti (Fabietto Schisa); Toni Servillo (Saverio Schisa); Teresa Saponangelo (Maria Schisa); Luisa Ranieri (Patrizia); Massimiliano Gallo (Franco); Enzo Decaro (San Gennaro); Lino Musella (Marittiello); Ciro Capano (Antonio Capuano).


Foto

È stata la mano di Dio si apre con una ripresa aerea del golfo di Napoli, una distesa di un azzurro selvaggio, libero, senza costrizioni. Il mare è uno dei simboli che torna maggiormente nel film: è al mare che ‘’Fabietto’’ vive alcuni dei suoi momenti più sereni, insieme alla famiglia che si immerge e ride insieme. È al mare che Fabio chiede un po’ di ristoro quando la tragedia si è ormai insinuata nella sua quotidianità. Ed è ancora contro il ruggito del mare, in un’alba che sembra in realtà un tramonto, che il ragazzino è chiamato a diventare adulto, tutto in un solo colpo. Perché il mare chiede attenzione, divora le tue aspirazioni e ti costringe a lottare per rimanere a galla. È stata la mano di Dio è il nono film di Paolo Sorrentino e arriva in sala il 24 novembre distribuito da Lucky Red per poi approdare su Netflix il 15 dicembre. E’ stata la mano di Dio è forse il film più bello del regista napoletano, il più commovente, il più maturo e il più personale.

Stavolta Paolo si mette a nudo, all’alba dei suoi cinquanta anni, raccoglie la sfida di un suo collega e decide di diventare Fabio. ‘’Ho fatto quello che ho potuto. Non credo di essere andato così male’’. Con la celebre frase di Diego Armando Maradona, sembra che il regista partenopeo ci metta il cuore e battute degne della migliore commedia all’italiana. È stata la mano di Dio è un film sul desiderio, sulla morte, ma anche uno spaccato di un decennio in cui Sorrentino tralascia in parte tutte le costruzioni visivo-ossessive del suo cinema. C’è lo spettro della voce di Fellini, e poi la presenza fondamentale di Antonio Capuano, che lo insulta e stimola, lo guida col suo sguardo solenne. C’è la commedia e il dramma, c’è tutto l’amore per il cinema, sua personale ancora di salvezza. La vera ‘grande bellezza’ è È stata la mano di Dio con attori che danno tutto il meglio tuffandosi in una storia privata, da Toni Servilo, Teresa Saponangelo, Renato Carpentieri e soprattutto la rivelazione Filippo Scotti, che a un certo punto non è più ‘Fabietto’ ma Fabio.

In un certo momento della vita, scoprire che uno può giocare con una realtà parallela che ti consente di fuggire per alcune ore da una realtà che consideri pesante è stata sicuramente una salvezza“. Il cinismo, il tradimento, la tragedia, la solitudine: sono tutti sentimenti che Sorrentino fa scoprire pian piano al suo protagonista, nel quale proietta se stesso e il suo periodo più buio, quello che lo ha portato a scavalcare il divario tra adolescenza ed età adulta in modo brusco, violento, spaventoso. E proprio perché la realtà è scadente, proprio perché nemmeno Maradona può salvare un ragazzo dalla rabbia e dalla tristezza, Fabio decide di inventarsi un proprio modo di raccontare ciò che vede. Proprio perché la realtà non funziona, il ragazzo decide di rifugiarsi in un sogno fatto di celluloide, che ha il nome di cinema. E a distanza di anni diventa un regista applaudito in tutto il mondo, un uomo vincitore del premio Oscar che si commuove quando riceve un premio al Festival di Venezia.

Il finale è un personalissimo ‘’amarcord’’ felliniano in cui la musica, che fino a quel momento era stata messa in disparte e che Sorrentino ha sempre utilizzato tanto, assume il ruolo di assoluta protagonista e sottolinea il magico momento che vede Fabio salutare Napoli e non poteva che essere la voce dell’eterno Pino Daniele a benedire con quelle bellissime parole, l’addio a una città dalla mille sfaccettature. Fabio diventa Paolo, che segue il suo destino e va a Roma, il resto della storia la conosciamo e ci sentiamo fortunati ad averla vissuta. 

Recensione a cura di Salvatore Amoroso
Articolo pubblicato anche sul sito principale de IlTermopolio
Voto: 9

Immagini tratte da:
Locandina -MyMovies
Immagine1 – SkyTg24
Immagine2 – Life&People Magazine
Immagine3 – ComingSoon

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