Only Murders in the Building

Paese: Stati Uniti d’America

Anno: 2021

Genere: commedia

Episodi: 10

Durata: 30 min

Ideatori: John Hoffman, Steve Martin

Regia: Jamie Babbit, Gillian Robespierre, Don Scardino, Cherien Dabis

Cast: Steve Martin, Martin Short, Selena Gomez, Aaron Dominguez, Amy Ryan

Chiunque negli ultimi cinque anni abbia avuto almeno un abbonamento a una piattaforma di streaming è stato anche inevitabilmente testimone dell’ondata di prodotti dell’universo true crime. Docu-serie e ricostruzioni più o meno faziose di misteri o omicidi un tempo relegate a emittenti tematiche di secondo livello negli anni hanno conquistato una fetta sempre più ampia di pubblico trasferendosi prima sui principali canali documentaristici e poi tra le scuderie dei colossi dello streaming o reti podcast. Solo quando Ryan Murphy ha davvero pensato e realizzato una serie antologica a storie criminali dal richiamo mediatico, il pubblico ha iniziato a realizzare davvero la portata di questo fenomeno su piccolo e grande schermo. Mentre le dinamiche sociali o psicologiche che hanno portato a questo restano ancora un mistero, qualcuno ha pensato di creare una serie in cui l’immaginario sipario tra scene del crimine e spettatori di true crime scompare, azzerando quella confortante distanza tra osservatore e fatti. Da questa intuizione di John Hoffman e Steve Martin – che si ritaglia anche un ruolo nella storia – nasce Only Murders in the Building, serie Hulu in dieci episodi che entra di diritto nel meglio di quanto è stato prodotto sul piccolo schermo nel 2021.

Un terribile omicidio sconvolge le vite di un gruppo di coinquilini di un elegante palazzo dell’Upper West Side. Le vite di quelli che, fino a poco tempo prima, erano poco più che sconosciuti iniziano a intrecciarsi e a trovare legami inaspettati. È il caso di Charles (Steve Martin), Oliver (Martin Short) e Mabel (Selena Gomez), tre vicini di casa molto diversi ma accumunati da una passione: quella per i podcast true crime. Da questo punto di contatto nasce quindi l’idea di registrare un nuovo podcast a puntate con cui documentare la risoluzione del crimine che ha avuto luogo nel loro palazzo.

Sono pochi, pochissimi, gli show in grado di riuscire a catturare lo sguardo e l’interesse dello spettatore sin dalla sigla della prima puntata. La quantità di serie tv che soddisfa il primo criterio diminuisce ancor più vertiginosamente se si è alla ricerca di una produzione capace di mantenere la promessa iniziale fino al suo finale (di serie o di stagione). Questa bizzarra creatura firmata Hulu riesce nell’impresa impossibile contro ogni aspettativa trovando un perfetto meccanismo a orologeria a metà tra mystery e commedia. Annunciata in sordina senza alcun clamore, Only Murders in the Building ha costruito il suo successo e la sua magia elemento dopo elemento, partendo dall’unica variabile cardine di ogni storia ben raccontata e sviluppata: un gruppo di protagonisti a tutto tondo, un cast di personalità e prospettive inedite e costantemente sorprendenti.

Steve Martin, dopo anni poco fortunati a livello di carriera, ritrova un ruolo eccezionale, misurato quanto perfettamente sincronizzato nei suoi tempi comici. Il suo Charles, attore di telefilm dal glorioso ma anche sbeffeggiato passato in tv, è il perfetto esempio di un’architettura di personaggi attentamente progettata a suon di battute e dialoghi autentici che riescono a valorizzare non solo i protagonisti ma un intero palazzo di personalità che compaiono in scena anche solo per pochi minuti. Intrecci e sviste diventano allora l’occasione perfetta per riuscire a raccontare con autenticità e rispetto figure tridimensionali in cui è facile identificarsi anche senza essere residenti in un’elegante appartamento dell’Arconian. Con questa intuizione e necessità ben definita sin dal primo episodio, la serie riesce a proporre rappresentazioni – al femminile e non – inedite o poco esplorate sullo schermo, sfuggendo a stereotipi e a escamotage collaudati ma giocandoci con frizzante ironia. Un’estetica curatissima nei dettagli ma mai pretenziosa e una riflessione quasi meta-televisiva sulla narrazione stessa completano una visione imperdibile già rinnovata per una seconda stagione. La promessa di un racconto delizioso nella sua disarmante e contagiosa semplicità verrà mantenuta anche per i prossimi episodi?

Voto: 8
Recensione a cura di Federica Gaspari

Immagini tratte da:

www.theguardian.com

www.rottentomatoes.com

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